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Quello che ci è piaciuto di Jazz:Re:Found 2021

Bassi Jazz re (2)

A inizio settembre siamo stati ospiti di Jazz:Re:Found, un festival che si tiene tra le colline del Monferrato, tra valorizzazione del territorio e sperimentazioni musicali. Vi raccontiamo quello che più ci ha colpito di quest’esperienza.

La location

Il primo aspetto di Jazz:Re:Found che cattura l’attenzione è il contesto in cui si svolge. Un piccolo paesino, Cella Monte, immerso tra le colline da cartolina del Monferrato, tutte ricoperte di vigneti e di campi coltivati, in un ambiente puro e incontaminato. Un’oasi di pace dove il tempo sembra davvero sospeso. I vari palchi sono disseminati tra le stradine di questo borgo, sfruttandone i punti più caratteristici, tra terrazze panoramiche e collinette su cui campeggiano piccole chiesette che raccontano la storia antica e profonda del posto. Scegliere di realizzare un festival come questo in un luogo così non è scontato. Per riuscire a portare gli appassionati fuori dalle grandi location urbane, invitandoli ad immergersi in un contesto rurale come questo, ci vuole un racconto convincente e bisogna costruirsi una reputazione solida che dia fiducia al pubblico. Jazz:Re:Found ha lavorato molto su entrambi gli aspetti, facendo capire da subito l’importanza del luogo scelto: non mera vetrina, ma spazio necessario in cui la filosofia del festival poteva esprimersi in modo completo e coerente. Il successo di pubblico, alla fine, ha confermato la vittoria della scommessa fatta.

Il legame con i territorio

Cella Monte (1)

Mettere al centro il territorio comunque non è stata solo una trovata di marketing. I legami con il Monferrato sono una parte centrale dell’atmosfera che rende unico Jazz:Re:Found. Tra le vie di Cella Monte i punti ristoro propongono i piatti tipici del territorio, tra cibi e vini che sanno di tradizione, tra macellerie rustiche dove gustare panini con la carne cruda tagliata al coltello e cantine suggestive in cui di generazione in generazione si tramanda la passione per la viticoltura. Inoltre, il festival propone svariate attività per scoprire il contesto del Monferrato, tra passeggiate a piedi, avventure in quad o in bici. Un modo semplice e genuino per scoprire le bellezze di questo territorio diventato patrimonio Unesco nel 2014. Senza contare poi le esperienze più legate al relax, tra sessioni di yoga e appuntamenti in Spa, per godere appieno della pace senza tempo di questi luoghi. Ecco quindi che il Monferrato più che cornice, è uno dei veri protagonisti di Jazz:Re:Found.

La proposta musicale

Se il contesto funziona e colpisce, anche la proposta musicale non è da meno. Certo, rispetto ad altri anni, il Jazz:Re:Found 2021 è stato caratterizzato da una line up più contenuta e locale. Ma nonostante questo si coglieva comunque il solco della ricerca musicale profonda che il festival ha portato avanti negli anni. Nelle varie giornate la sperimentazione è stata ancora una volta la protagonista assoluta, grazie alle performance di artisti capaci di mescolare generi, sonorità, attitudini. Dalla riscoperta attualizzata del funk anni ’80 di North Of Loreto di Bassi Maestro, al soul ibrido di Joan Thiele, dal rap macchiato di jazz di Studio Murena al pop contaminato di Venerus, dal funk partenopeo divenuto musica globale dei Nu Genea, all’elettronica variopinta di Apparat. E così è stato anche nei vari DJ-Set che hanno animato il festival: occasioni in cui far incontrare mondi musicali diversi, all’insegna di una libertà espressiva sincera. Alla fine proprio in questa filosofia possiamo trovare lo spirito del jazz a cui si rifà il nome del festival: musica senza confini che si muove libera e incontrollata, pur partendo dalle radici più profonde della musica black. In modo tale da creare una sinergia potente con lo spirito del luogo in cui si svolge il festival, accentuando quella sensazione di essere davvero fuori dal tempo e dallo spazio, in una dimensione possibile solo in questo incontro di elementi.

Il live di Venerus

Tra i vari live, da sottolineare la performance di Venerus. Nonostante fosse acciaccato e la voce non fosse quella dei momenti migliori, ha dato vita con tenacia ad uno show impeccabile. Al centro di tutto ha deciso di mettere la sua musica, nascondendosi spesso e volentieri dietro alle tastiere, senza dover per forza essere al centro dell’attenzione. Una performance intensa e accorata che ha mostrato ancora una volta l’ampiezza del suo talento. La sua musica live prende vita: si arricchisce di sfumature, accresce la portata emozionale delle sue parole, si muove libera tra assoli ispirati ed improvvisazioni momentanee. Sicuramente uno dei live più potenti e convincenti di questa estate anomala per il mondo dei concerti, costretto a capienze ridotte, spettatori seduti e restrizioni varie.

L’energia del pubblico

In questo periodo complicato tornare a vivere un festival, nella sua componente di socialità intesa come condivisione della scoperta di un luogo all’insegna della musica live, è stata una boccata d’aria fresca. Riuscire a realizzare Jazz:Re:Found nonostante le tante restrizioni non era una scommessa facile. Se la scommessa però è riuscita in parte il merito va anche al pubblico che ha animato il festival capendo il suo spirito e rispettandolo. Tra le stradine di Cella Monte c’era sana curiosità, mista all’incredulità di tornare dopo due anni ad assistere ad un festival musicale. Jazz:Re:Found ha reso possibile tornare a godersi questo tipo di esperienza in modo autentico, seppur sicuro, facendo sentire tutti a casa. Una dimostrazione di quanto questi contesti non si riducano solo alla dimensione del puro e semplice concerto, ma dentro ci sia tutto un mondo di relazioni, di scoperte, di connessioni. Speriamo dunque sia di buon auspicio per tornare presto a godere di nuovo della musica dal vivo in tutta la sua potenza, perché ce n’è davvero bisogno.

About Francesco Zendri

Insaziabile di musica e cibo, vere e proprie ragioni di vita, amo scrivere e vado matto per la criminologia.

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